Abbiamo il timore che la riforma per i medici di famiglia elaborata dalle Regioni non vada incontro ai bisogni dei Cittadini, ma sembri avere l’unico obiettivo di ‘eliminare’ i Medici di famiglia.
Le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) dei Medici di Medicina Generale, che perseguono obiettivi di salute in maniera coordinata, efficace, di prossimità e di vera assistenza territoriale, tutti i giorni e per l’intera giornata svolgendo esami di primo livello ed assistenza domiciliare, sono del tutto ignorate.
La relazione tra medici convenzionati e Sistemi Sanitari Regionali, laddove non ha funzionato, è stata non certo per colpa dei MMG (come si vuole affermare), ma per inefficienze dei Sistemi Sanitari Regionali.
Alcune previsioni inserite nel testo lasciano basiti. Consentire alle Regioni di decidere se reclutare dirigenti medici o ricorrere al convenzionamento, in base alle esigenze territoriali, significa che le Regioni adesso potranno inserire, nelle cure primarie, Dirigenti Medici a prescindere dalle specializzazioni (mentre il MMG non può fare il contrario, perché ha formazione specifica e non specializzazione). Non si può nemmeno commentare! Si commenta da sé!
Introdurre obblighi normativi vincolanti per i MMG, sottraendoli alla contrattazione nazionale, non pare sia neanche in linea con la normativa in materia di lavoro.
La verità su questo ennesimo colpo al SSN sta nel fatto che la situazione attuale dello stato di avanzamento della riforma dell’assistenza territoriale, basata interamente sul PNRR, che ha mostrato tantissime ‘debolezze’ e tanti ritardi per la costituzione e il funzionamento delle Case di Comunità (non certo per responsabilità dei MMG, ma proprio a causa, ab origine, della ‘dimenticanza’ del Legislatore dei Medici di Medicina Generale), la si vuole, adesso, riparare con la collocazione ‘coatta’ e forzata di Medici nelle strutture previste nella riforma e finanziate dal PNRR.
L’attuale compagine parlamentare (maggioranza ed opposizione) non si macchi di avere assestato il colpo finale alla figura del Medico di famiglia.
Come spesso è accaduto nel nostro Paese, si fanno ‘riforme’ sulla base di ‘mode’ transitorie, con poca competenza e tanta improvvisazione, ma stavolta si rischia di eliminare una figura fondamentale per le cure primarie, che è presente in tutti i Sistemi Sanitari Europei ed avanzati, e che è stata il fulcro delle cure primarie e del SSN.
Abbiamo il rapporto ‘1 a 1’, un Medico per ogni Cittadino, un Medico che si sceglie ogni Cittadino (forse non abbiamo mai percepito la valenza di ‘prossimità’ e di innovazione che si ebbe nel 1978 nell’istituirla).
Eliminare il Medico di famiglia, il Medico di fiducia, non è migliorare il sistema, non è venire incontro ai Cittadini: aumenterà la disaffezione dei Medici e forse sistemerà solo qualche ‘carta’ di rendicontazione del PNRR, assolutamente sottofinanziato nelle strutture previste; infatti, non sono finanziati i costi del personale sanitario.
Allora viene da chiedersi se, passando i medici alla dipendenza, li si voglia usare nelle Case di Comunità per le più svariate funzioni, anche non cliniche, sottoponendoli ad ordini di servizio per coprire, qua e là, presunte carenze di personale sanitario.
Giovanni Iacono, Presidente di Federsanità Anci Sicilia

